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"Anatomia dei Processi di Norimberga" di Telford Taylor

  • Written by Giorgio Domidini
  • Published in Libri
"Anatomia dei Processi di Norimberga" di Telford Taylor "Anatomia dei Processi di Norimberga" di Telford Taylor

Gli dei che cadono fanno un fragore tale che può addirittura diventare facile avere un atteggiamento pietoso per la loro improvvisa vulnerabilità. Dal 1945 al 1949 a Norimberga il fracasso andò in scena in tutto il suo tragico splendore, mentre fu molto più attenuato il sentimento che avrebbe concesso umanità a chi aveva deciso di condannare l’intero genere umano all’orrore nazionalsocialista.

Del processo ai più importanti gerarchi nazisti catturati, Telford Taylor fu membro del collegio americano d’accusa, diretto da Robert Jackson, mentre nei dodici successivi ne fu il pubblico ministero. E proprio del primo atto processuale, che vide segnare la sorte tra gli altri di Goering, Hesse, Speer, Ribbentrop, Von Papen, Keitel, Rosenberg e, in contumacia, di Bormann, Rizzoli dà di nuovo alle stampe l’imprescindibile “Anatomia dei processi di Norimberga”, poderoso volume nel quale l’uomo di legge americano, scomparso nel 1988, racconta la sua personale esperienza, una “memoria personale” che, come lui stesso afferma, “rievoca Norimberga come l’ho vista, udita, sentita io al tempo, non come potrebbe giudicarla uno storico imparziale che parte dall’esame dei documenti”.

Siamo davanti a un’eccezionale testimonianza che rende pubblico l’intero iter della decisione degli alleati di erigere un tribunale internazionale per giudicare gli orrori del nazismo (fortemente voluta dagli Usa e contrastata dagli inglesi, più propensi a esecuzioni sommarie), nonché l’approdo alle norme processuali, l’intero dibattimento in cui si recitò un canovaccio all’interno del testo principale, composto dall’intreccio di rapporti, sfoghi rabbiosi, paure, alleanze, tattiche psicologiche, strategie, invidie, omissioni che imputati, avvocati, collegio requirente e magistratura giudicante diedero vita dal primo all’ultimo giorno.

Taylor ricorda quanto, dopo la prima tornata di interrogatori, il processo stesse ormai sfuggendo di mano al tribunale. Sottolinea l’infausta decisione di Jackson, durante il controinterrogatorio di Goering, di riconoscere il feldmarsciallo come «il solo uomo al mondo che possa illustrarci i fini veri del partito nazista e le azioni segrete dei suoi capi», definizione che galvanizzò l’imputato in modo tale da farlo apparire un gigante davanti a un pur tale uomo di legge. E non lesina i suoi giudizi. Su Ribbentrop ad esempio, la cui permanenza al ministero degli Esteri “si basava solo sull’appoggio di Hitler, motivato non dal valore delle idee dell’ex commerciante, ma dalla sua servile ubbidienza e da una valutazione esagerata della sua reputazione all’estero”. Ribbentrop che durante tutto il processo, visse in un continuo stato di terrore, dando un così basso spettacolo delle sue paure da rendersi insopportabile.

Oppure su Speer, descritto come il più intelligente degli imputati, sottile a impostare una magistrale linea difensiva basata sulla sua opposizione a Hitler che, perduta ormai la guerra, intendeva minare tutta Berlino; sull’accusa di malvagità allo stesso fuhrer, sul riconoscimento delle proprie responsabilità e l’accettazione di qualunque pena. Difesa che gli permise di essere condannato a 15 anni, ma di aver la vita salva (“Il quadro fatto da Speer della brama di Hitler di far pagare al popolo tedesco la mancata vittoria in guerra distruggendo le risorse del paese fece un’enorme impressione su tutti gli imputati, sia quelli che gli erano amici sia gli avversari”).

Fu lui, consigliando di non permettere più agli imputati di prendere i pasti e passeggiare insieme, a rompere il fronte unito a Goering che proprio in quei momenti esercitava tutta la sua ancora forte pressione nei confronti dei colleghi e aiutare così l’accusa a venir fuori dal pantano di una situazione che iniziava a diventare penosa.

Come sono andate le cose lo si sa. Furono pronunciate condanne alla pena capitale (Ribbentrop, Keitel, Bormann), un ergastolo (Hesse) e una serie di pene detentive. Goering si uccise perché non gli fu tramutata in fucilazione la condanna a morte per impiccagione, indegna, a suo scrivere, per un militare del suo rango. Hans Frank, nominato da Hitler governatore generale della Polonia pronunciò la storica frase: “Passeranno mille anni e la colpa della Germania non sarà cancellata”. Una frase di Taylor a sintetizzare il redde rationem: “Il 12 ottobre fu annunciato agli imputati che il quotidiano colloquio coi famigliari sarebbe stato l’ultimo. Gli incontri furono strazianti e quasi tutti i condannati si lasciarono sopraffare dalla disperazione”. La caccia ai nazisti era appena iniziata. Il mondo non sarebbe stato più lo stesso. I tribunali internazionali da allora avrebbero avuto molto meno fortuna. E anche qui la Storia sorprende per le sue capriole.