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"L'ultimo Doge" di Enrico Fraulini

  • Written by Mario Alicante
  • Published in Libri
"L'ultimo Doge" di Enrico Fraulini "L'ultimo Doge" di Enrico Fraulini

L’espediente di ricorrere ad un antico manoscritto ritrovato per caso si ritrova abbastanza di frequente in letteratura con sviluppi in genere assai interessanti. Enrico Fraulini, scrittore triestino con agganci generazionali nella terra del Friuli, in questo suo ultimo romanzo,(Editore Campanotto Udine E. 9) ne fa l’occasione per un racconto giocato su due binari che a volte si intrecciano in un rimando complesso, a volte surreale e fantasioso, mai casuale o gratuito.

Campo di scronti, anche, e di contrapposizioni : il giovane erede discendente da un nobile casato, giovin signore di memoria pariniana, ingenuo e putibondo agli inizi della sua vita, depravato e soprattutto vittima di una noia invincibile, mano a mano che la sua inutile e dissipata esistenza si snoda nel nulla. All’opposto il vecchio trisavolo, l’ultimo doge infingardo che svendette Venezia e la sua libertà, la sua millenaria indipendenza, per salvare vita e sostanze L’indignazione che il giovane prova verso di lui viene sviluppato dall’autore come tentativo di una improbabile catarsi, quasi che l’ultimo discendente imputasse all’avo il peso schiacciante di quell’immensa ricchezza che gli impedisce di provare sentimenti autentici, di gustare la vita.

Attraverso questa storia di educazione sentimentale, Fraulini tratteggia un affresco affollato di figure, viste come archetipi del genere la fantesca che inizia alla vita dei sensi il padroncino inesperto, la fanciulla bellissima finta ingenua, il nobile decaduto un po’ baro un po’ snob, patetico nei suoi baffi neri di tintura casalinga, lo strozzino usuraio, e per finire, la pornostar prostituta che per un attimo fa sperare al giovane depresso l’emozione di un sentimento.

Il limite di questo breve romanzo (pagg. 100) per altro scorrevole, dalla piacevole narrazione, è rappresentato dall’urgenza del dire, dal bozzettismo un po’ scontato di personaggi e situazioni, dalla fretta di risolvere gli eventi descritti sotto l’incalzare di nuovi accadimenti. Prima però che l’affastellarsi di personaggi e i fatti gli sfuggano di mano, l’autore riesce con soluzioni spesso ardite a riprendere il filo del discorso con maestria e coerenza espressiva.

Di Fraulini narratore è nota la persistente, inossidabile indagine dell’animo femminile e del suo inconscio : sequenze e deposito di malignità e sublimi risorse. Vi esamina i tranelli, allucinazioni, devianze, il fascino, mai esemplari continuativi di virtù definitive, destinate per l’autore all’ascetica cristiana. Eppure di Fraulini si può parlare come di un autore se non cristiano, di ricchi paludamenti euristici ed ermeneutici dell’etica cristiana. Esemplare, scrupolosa e documentata nell’autore la ricerca storica e la descrizione degli ambienti interni delle case nobiliari in cui trasporta non solo il bisogno di autenticità del costume d’epoca, ma pure il suo entusiastico bisogno di tuffarsi in quegli ambienti per ricollegarsi con l’ansietà le illusioni dei suoi nobili avi friulani.

colpa della Germania non sarà cancellata”. Una frase di Taylor a sintetizzare il redde rationem: “Il 12 ottobre fu annunciato agli imputati che il quotidiano colloquio coi famigliari sarebbe stato l’ultimo. Gli incontri furono strazianti e quasi tutti i condannati si lasciarono sopraffare dalla disperazione”. La