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"Poeta e Pugile" di Arthur Cravan

  • Written by Mario Alicante
  • Published in Libri
"Poeta e Pugile" di Arthur Cravan "Poeta e Pugile" di Arthur Cravan

Quando si dice che la vita personale è al quadrato più avventurosa di quella che si descrive nei romanzi o nei propri sogni più intimi. Il piatto è servito: Arthur Cravan. In vita rispettivamente: pugile, insegnante di boxe, giornalista, poeta, autista del Kaiser, editore, provocatore, critico, dandy, innovatore proto Dada, disertore, viaggiatore in puro stile hidalgo tra Germania, Francia, Inghilterra, Spagna, Usa, Canada, Messico.

E poi, ubi maior, nipote di Oscar Wilde, cui era totalmente devoto (pur non avendolo mai incontrato) e verso la cui memoria operò una decisa e quanto mai sfrontata opera di disotterramento gridando ai quattro venti ciò che la famiglia teneva celato con una cortina di ferro che era arrivata alla cancellazione del cognome.

Nelle cronache mondano-letterarie fu qualcuno, ma troppo cicala per lasciare il segno. In letteratura neanche quello. Ma solo perché noi umani sappiamo essere spesso ben poca cosa, tanto diamo scontato che le perle debbano andare ai porci.

In un quadriennio, dal 1912 al 1915, Cravan ideò, diresse, scrisse e pubblicò (insomma, se la faceva totalmente lui) a Parigi "Maintenant", rivista letteraria che, pur in quel periodo ferocemente innovativo, riuscì a respirare di aria propria senza accodarsi passivamente al fermento di pensiero e stile che stava nutrendo l'Europa. Una rivista il cui motore centrale era costuito da un'irriverenza lessicale e morale di grande impatto, che ora metteva alla berlina un mostro sacro (Gide, accusato da Cravan di aver sparlato di Wilde) ora tirava freccette a un dio della poesia (Apollinaire) ora metteva alla berlina la nouvelle vague della pittura. Che gli lasciavano in eredità qualche problemino di un certo conto, come capitò proprio con Apollinaire che, dopo aver letto cosa Cravan aveva augurato alla sua compagna Marie Laurencin, gran signora del cubismo francese ("Avrebbe?? o ha bisogno di qualcuno le alzi le gonne e le metta una grossa...da qualche parte"), andò su tutte le furie fino ad arrivare a sfidarlo ufficialmente a duello.

Irriverenza e provocazione messe a segno con ironia e sarcasmo che ballavano nelle righe di un linguaggio fresco, poderoso nelle iperboli ed elegante nel suo affondo. E a braccetto con quella ben poca inclinazione al sacro (e a prova che siamo davanti a una testa che non voleva solo promozionare se stessa decostruendo l'altrui tratto) ecco l'invenzioone del "prosopoema", componimento in prosa che, per via di successive aggiunte e aggiustamenti, per quanto minimi e magari di puro dettaglio, danno allo scritto un ritmo e una fluenza sonora puramente poetica ("New York! New York! Vorrei abitarti! / Ci vedo la scienza che sposa / L'industria / In un'audace modernità. / E nei palazzi / I globi / Che abbagliano la retina / Con i loro raggi ultravioletti/ Il telefono americano / E la dolcezza / Degli ascensori").

Ma anime onnivore e smodati impulsi impazzano dentro Cravan. Lui, gran bel pezzo d'uomo alle soglie dei due metri e ben piazzato con 100 kg, tira di boxe arrivando a sfidare a Barcellona (dove era riparato e si guadagnava di che sopravvivere insegnando la nobile arte) il campione del mondo dei mediomassimi Jack Johnson, da cui, in un minuto uno di combattimento, prende tre calci nel culo, un colpo alle costole e un gancio all'orecchio sinistro che lo abbatte. Fine del match. Pubblico inferocito, proteste che diventano una sommossa popolare. Per fortuna di Cravan l'anticipo della borsa è già in saccoccia. Ma la pelle può salvarla soltanto facendosi mettere dalla polizia su una nave destinazione America. Dove incontrerà Leon Trotsky (e mica Pincopalla poteva fargli da compagno). Il suo peregrinare non ha fine. Di lui, qualche anno dopo si perdono le tracce. Siamo nel 1918. Lui è su un piccolo veliero nel Golfo del Messico. Ha 32 anni, ma ha già vissuto per 84. Da allora, buio totale. Ai tipi delle "Nubi edizioni" il più sentito grazie. Che qualcuno avvisi Vinicio Capossela dell'esistenza di questo autentico genio.